Le emozioni nel processo creativo

Le emozioni nel processo creativo

Stamattina stavo riflettendo su alcune cose accadute negli ultimi giorni.

Volevo parlare con te di come le emozioni siano molto importanti quando hai bisogno di attingere alla tua vena creativa oppure banalmente, quando ti svegli con una buona idea in testa e non sai come ti sia venuta.
Quindi.. quanto sono importanti le emozioni nel processo creativo?

Continua a leggere e discutiamone insieme…

Con il lavoro che faccio probabilmente credi che la creatività non c’entri nulla, eppure ti assicuro che molto spesso devi inventarti soluzioni creative ai problemi che incontri..

E più problemi incontri e più queste soluzioni ti vengono in mente.

Arrivi poi al punto di aver bisogno di creare soluzioni, come se diventasse una sorta di “dipendenza dalla creatività”..

Quando arriva il periodo delle ferie ad esempio non riesco a stare più di tre giorni senza “far niente”, poi ti prende quella smania per cui vuoi o non vuoi ti metti a studiare qualcosa.

E non è cosi solo per me, è cosi anche per tanti miei colleghi “appassionati” di tecnologia..

Vedi, la passione è un’emozione fondamentale per poter portare avanti la creazione di una idea cosi come la costanza.

La costanza è anch’essa fondamentale perchè quando “partoriamo” un’ idea, novantanove volte su cento la abbandoniamo prima che questa sia per lo meno stata scritta su un foglio anche se virtuale .. e io sono il primo a farlo è non lo nego di certo 😀

Per questo ho deciso di aprire ThinkersClub, per scrivermi le idee di cui sento parlare, che mi vengono in mente e che in qualche modo mi restituiscono un’emozione.

Ma cosa succede quando ti viene in mente qualcosa?

Ho notato molto spesso che, quando ho un’idea per la testa, per prima cosa c’è un’analisi razionale dell’idea e se mi rendo conto che l’idea è buona vengo inondato da una ventata di entusiasmo.

Ed è in quel momento credo che dobbiamo insistere perchè l’entusiasmo – presto – viene sostituito da “tanto l’avrà già fatto qualcuno”, oppure “tanto non ci riuscirò”.. e questo si trasforma in una sorta di profezia autoavverante per cui quello che abbiamo pensato si avvera..

E se qualcuno avesse già realizzato la nostra idea?

Ti racconto un aneddoto..

Quando iniziai a lavorare andai a fare un’attività in centro e sinceramente non conoscevo le strade..

Ricordo di essere arrivato sul posto con uno dei primi telefoni Nokia con lo schermo a colori ed un software di mappe di cui adesso sinceramente ignoro il nome (non era Nokia Maps, ancora non c’era 🙂 )

Personalmente il traffico mi stressa tantissimo e non ero pratico del centro città..e non avevo il navigatore satellitare.

L’idea

Qualche giorno dopo decisi di acquistare un navigatore satellitare per ovviare a questo problema ma mi venne in mente – aspettando nel traffico ed a causa (o per merito se vogliamo) del mestiere che faccio – che uno potrebbe….

…creare un navigatore satellitare con una connessione ad Internet ed applicare sulle strade i protocolli di routing utilizzati in networking, considerando la macchina o comunque il navigatore stesso come un pacchetto di dati..

Potendo avere la disponibilità di dimensione delle strade (quindi il flusso di auto massimo sostenibile), avremo potuto calcolare il flusso di “dati” possibile nell’unità di tempo e decidere di fare del routing con i veicoli in arrivo in quelle stesse strade per fargli evitare il traffico…

Il rimorso o.. rabbia se vogliamo

😀 poi quando è uscito Android è stato rilasciato Google Maps, Here Maps, e ancora prima Tom Tom con indicazioni sul traffico, successivamente Waze..

Probabilmente non sai di che parlo ma avresti applicato protocolli come spanning tree, ospf e bgp a questa idea risolvendo il problema del traffico.. questa per esempio è una piccola citazione di Wikipedia:

 

In una rete locale complessa, è necessario che ci siano dei collegamenti ridondanti al fine di aumentare la robustezza della rete stessa, ma che alcuni di questi siano mantenuti “fuori servizio” fino a quando non si rendono necessari per sopperire a guasti di altri collegamenti o bridge.


L’algoritmo di spanning tree è un algoritmo distribuito, che opera su tutti i bridge, facendo in modo che in ogni istante la rete sia connessa ma priva di cicli, ovvero che il grafo dei collegamenti disponibili sia “coperto” da un albero.

Ciò si ottiene mediante la creazione di una gerarchia di bridge.

Nel caso in cui un nodo diventi irraggiungibile, oppure cambi il costo di connessione, il bridge cercherà di arrivare al nodo attivando i percorsi alternativi (AP) che sono in stand-by, ripristinando in questo modo la connettività completa della rete (se possibile).

Ora.. pensa se avessi realizzato questa idea 😀 ..

Il problema era che non avevo le risorse e soprattutto (il fatto di non avere le risorse potrebbe essere considerata una scusa lo so..) non avevo la determinazione giusta per farlo.

Ora mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu di questo argomento, ti è mai capitato di veder realizzata una tua idea e di pensare “perchè non ci ho creduto?”..

Sono andato un po’ fuori tema forse rispetto al titolo ma è bello anche cosi, scrivere di getto ( a proposito di emozioni) ti rilassa lo spirito 🙂

Un saluto
Luigi

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